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lunedì 3 luglio 2017

“La Scuola al Centro” pubblicata la graduatoria finale del bando

Sono 4.633 le scuole ammesse al finanziamento
Più di 1 mln le ore aggiuntive che verranno erogate 
fra sport, musica, teatro, competenze digitali
221 gli istituti coinvolti nelle aree colpite dal sisma

Più sport, musica, laboratori di lingue, teatro, innovazione digitale. Per un totale di oltre 1 mln di ore di attività aggiuntive da svolgere in orario extra scolastico, di pomeriggio o nei mesi estivi.
Sono disponibili da oggi, sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, le graduatorie finali del bando “La Scuola al Centro”, lanciato lo scorso autunno per favorire il potenziamento dell’offerta formativa delle scuole, contrastare la dispersione scolastica e favorire l’inclusione sociale. Il bando era a carattere nazionale e faceva seguito alla sperimentazione attivata nel corso del 2016 per l’apertura straordinaria, in estate, delle scuole in quattro città: Milano, Roma, Napoli, Palermo.
Le scuole finanziate sono 4.633, per uno stanziamento totale di oltre 187 milioni di euro (fondi PON). Di questi, 74,7 milioni vanno alle scuole delle Regioni più sviluppate, dove si è registrato un tasso di adesione all’avviso del 37,38%; 9,5 milioni vanno agli istituti delle Regioni in transizione, con un tasso di adesione delle scuole del territorio al bando del 41,16%; 102,9 milioni vanno, infine, alle Regioni in ritardo di sviluppo, che hanno registrato adesioni oltre l’81%, un numero atteso. Quello de “La Scuola al Centro” è stato infatti il primo bando PON a carattere nazionale: i precedenti erano sempre riservati alle Regioni del Sud che, per questo, hanno fatto registrare una partecipazione molto alta anche in questa occasione.
Tra gli istituti ammessi al finanziamento ci sono 221 scuole che si trovano nelle aree colpite dal sisma: 47 in Abruzzo, 6 nel Lazio, 84 nelle Marche e altre 84 in Umbria.
Potenziamento delle competenze di base, educazione motoria e sport sono le aree tematiche più scelte per i progetti presentati, insieme a teatro, arte, scrittura creativa, potenziamento della lingua straniera, innovazione didattica e digitale, musica.
“La Scuola al Centro è stato un bando molto innovativo, lanciato dal precedente governo per rafforzare la scuola quale punto di riferimento delle comunità territoriali, a partire naturalmente dalle ragazze e dai ragazzi e dalle loro famiglie, che in molti progetti saranno protagoniste attive della realizzazione delle attività proposte – sottolinea la Ministra Valeria Fedeli -. Grazie al bando avremo un primo importante potenziamento dell’offerta in orario extra scolastico, con una attenzione significativa allo sport. Nel solco di questa esperienza, a gennaio, abbiamo lanciato un piano in 10 azioni attraverso una serie di bandi che consentiranno di qualificare ulteriormente l’offerta formativa, per una scuola sempre più aperta, anche in orari diversi da quelli abituali, innovativa, inclusiva. Una scuola sempre più capace di rispondere alle sfide educative presenti e future, una scuola davvero di tutte e tutti, strumento di mobilità sociale e spazio di innovazione”.
Complessivamente sono stati proposti progetti per 33.530 moduli didattici, per oltre un milione di ore di attività aggiuntive, di cui 277.980 ore di sport finanziate con 55,5 milioni. Saranno oltre 700mila le studentesse e gli studenti coinvolti e circa 33mila i genitori: le attività potevano infatti prevedere la partecipazione delle famiglie.
Il 10% delle scuole finanziate ha presentato progetti che prevedono aperture durante il periodo estivo, nel corso del quale le scuole del primo ciclo svolgeranno principalmente laboratori sul tema della cittadinanza europea e di potenziamento delle lingue straniere e dello sport. Mentre le scuole del secondo ciclo realizzeranno progetti legati a sport, orientamento e potenziamento delle lingue.
La Campania è la Regione con il maggior numero di scuole ammesse ai finanziamenti: sono oltre 860, per un totale di più di 35 milioni di euro assegnati. Seguono la Sicilia, con 692 scuole che riceveranno circa 28 milioni; la Puglia, con 569 scuole che riceveranno oltre 23 milioni di euro, e la Lombardia, con 380 scuole alle quali andranno oltre 15 milioni.
Le città metropolitane che registrano il maggior numero di scuole ammesse al finanziamento sono Napoli (451), Roma (227), Bari (172), Palermo (163) e Catania (150).

·         Le graduatorie

giovedì 8 giugno 2017

Maternità, congedi parentali retroattivi


Congedo parentale: le regole 2015 si applicano anche ai vecchi nati, in quanto le misure sono divenute strutturali: focus sull'astensione facoltativa.




[Conciliazione vita e lavoro: i diritti dei genitori

Le novità introdotte dalla Legge di Stabilità 2016 in tema di conciliazione vita e lavoro: congedo parentale, di maternità, del padre lavoratore, riscatto laurea e voucher. => Vai allo speciale Conciliazione Lavoro Famiglia su PMI.it

Ho avuto un figlio nel 2013 ed ho ancora 3 mesi di maternità facoltativa: posso usufruirne o la nuova legge riguarda solo la maternità dal 2015?

Domanda di: B.D.

Lei ha diritto di utilizzare i tre mesi di maternità facoltativa che le mancano in base al dlgs 80/2015 attuativo del Jobs Act, che ha esteso il congedo parentale ossia la possibilità di utilizzare i sei mesi di astensione facoltativa. Inizialmente le misure erano applicabili in via sperimentale per il solo 2015 ma poi sono state rese strutturali dal successo dlgs 148/2015. La legge, in pratica, si applica retroattivamente a tutti i genitori lavoratori, che possono perciò godere dei nuovi termini del congedo parentale ed anche di quello su base oraria pur in assenza di contrattazione collettiva.+]


La legge prevede il congedo parentale entro i primi 12 anni di vita del bambino, per un periodo complessivo tra i due genitori non superiore a 10 mesi, aumentabili a 11 qualora il padre lavoratore si astenga dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a 3 mesi. La madre ha diritto a sei mesi.

Se il congedo viene utilizzato nell’arco dei primi 6 anni di vita del bambino (come nel suo caso), l’importo è pari al 30% della retribuzione media giornaliera calcolata considerando la retribuzione del mese precedente l’inizio del periodo indennizzabile.

Se invece il bambino ha più di 6 anni, continua a essere previsto un trattamento pari al 30% dell’ultima retribuzione solo nel caso in cui il reddito individuale del genitore richiedente risulti inferiore a 2,5 volte l’importo annuo del trattamento minimo di pensione, e comunque fino agli 8 anni del bambino. Successivamente, non è previsto indennizzo.

mercoledì 17 maggio 2017

Che delusione la nuova inclusione per gli alunni con disabilità

Sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale del 16 maggio 2017 gli otto decreti legislativi che esercitano le deleghe previste dalla Buona Scuola, approvati dal Consiglio dei Ministri del 7 aprile scorso. Si tratta di decreti che intervengono sui seguenti aspetti: formazione iniziale e accesso al ruolo dei docenti della scuola secondaria (decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59); promozione della cultura umanistica (n. 60); revisione della formazione professionale (n. 61); valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo e esami di Stato (n. 62); diritto alla studio (n. 63); scuola italiana all’estero (n. 64); istituzione del sistema integrato di educazione e istruzione zero-sei anni (n. 65) e inclusione scolastica degli alunni con disabilità (n. 66). Tutti i provvedimenti entrano in vigore il 31 maggio 2017.
Uno dei decreti più attesi riguardava la revisione del sistema di inclusione scolastica degli alunni con disabilità: sono oltre 224.000 gli studenti con disabilità iscritti alle scuole d’Italia. Ne abbiamo scritto molto nei mesi scorsi e poco cambia fra il testo che le Commissioni avevano consegnato al Governo e il testo definitivo pubblicato in Gazzetta: è oggi però la giornata in cui raccogliere i commenti e le osservazioni degli esperti, dopo aver letto il testo definitivo.


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FONTE VITA

Permessi di lavoro retribuiti per assistenza e malattia

Come e quando si possono richiedere permessi di lavoro anche prolungati e retribuiti per assistere familiari malati o per altri motivi personali




Congedo parentale per i lavoratori
Guida in pillole al congedo parentale facoltativo dei lavoratori padri e madri: requisiti, diritti e novità normative. => VAIALLO SPECIALE CONGEDO PARENTALE SU PMI.IT
Il dipendente del  pubblico o del privato ha diritto a una serie di permessi di lavoro giustificati e di  periodi di assenza retribuiti o non, più o meno brevi. Di seguito, una panoramica completa per ciascun caso.
Permesso di 3 giorni
Il lavoratore ha diritto a 3 giorni di permesso retribuiti nel corso di un anno per motivi specifici come il decesso o grave infermità del coniuge (anche se legalmente separato) e del parente entro il secondo grado, anche se non convivente. Nel computo non rientrano le festività e i giorni non lavorativi. Sono cumulabili con i permessi concessi ai sensi della Legge 104. Possono essere utilizzati entro 7 giorni dall’evento che motiva la richiesta, ma se si può concordare la fruizione frazionata. Nel caso di decesso del coniuge o di un parente il lavoratore deve presentare una dichiarazione sostitutiva, mentre in caso di grave infermità la certificazione sanitaria di un medico del SSN, da presentare entro 5 giorni dal rientro al lavoro. Possono esserci anche motivi personali particolari (non specificati) che spingono il lavoratore a chiedere il permesso: si rimette alla discrezionalità del datore di lavoro valutarne le legittimità.
Permessi biennali 
I congedi biennali retribuiti sono stati disciplinati inizialmente dalla Legge n. 388/2000 che ha previsto questa possibilità per i genitori di persone con grave handicap. In seguito il decreto n. 119 /2001 ha fissato ulteriori condizioni. Da ultimo la sentenza della Corte Costituzionale (18 luglio 2013, n. 203) ha allargato la platea dei beneficiari:
  • coniuge convivente della persona disabile (non ricoverato a tempo pieno);
  • padre o madre, anche adottivi o affidatari, del disabile in caso di mancanza (assenza, divorzio, separazione legale o abbandono), decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente (la convivenza deve essere accertata);
  • uno dei figli (fratelli o sorelle) conviventi della persona disabile, nel caso in cui il coniuge convivente ed entrambi i genitori del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;
  • un parente o affine di terzo grado convivente del disabile nel caso in cui il coniuge convivente, entrambi i genitori, i figli e i fratelli o sorelle conviventi siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti.
    L’INPS ha precisato che il familiare del lavoratore disabile può beneficiare del congedo biennale retribuito a parte dello stesso disabile (messaggio n. 24705 del 30/12/2001).
    Al lavoratore viene erogata, per  il periodo del congedo (coperto da contribuzione figurativa), un’indennità che corrisponde all’ultima retribuzione. A corrisponderla è il datore di lavoro che la anticipa e poi la detrae dai contributi previdenziali che versa all’INPS. Durante il periodo di congedo bnon si maturano ferie, tredicesima e TFR. Il congedo non può superare la durata totale di due anni per ogni persona portatrice di handicap e nell’arco della vita lavorativa. La richiesta segue specifiche istruzioni a seconda del richiedente.
  • Dipendente pubblico: occorre presentare un’autocertificazione con stato di handicap, parentela con la persona da assistere, convivenza, dati anagrafici del lavoratore e del disabile, insieme alla certificazione di handicap grave; la domanda si presenta al dirigente responsabile.
  • Lavoratori assicurati INPS: si presenta un’autocertificazione sulla base di moduli previsti sul sito dell’INPS o presso le sedi territoriali in cui sono indicati precisi elementi come lo stato di handicap (con il certificato medico redatto ai sensi dell’articolo 3, comma 3 della Legge n. 104/1992), la parentela con la persona da assistere, i dati anagrafici e quelli del lavoratore; la domanda si presenta all’INPS tramite il sito dell’istituto dotati di PIN, patronati o Contact Center multicanale (numero verde 803164).
    Congedo parentale esteso
    Il D.Lgs. 151/2001, agli art. 47 e segg. disciplina il congedo parentale fino ai 3 anni di età del figlio, in caso di grave malattia, per entrambi i genitori alternativamente. Fino agli 8 anni, invece, ciascun genitore può assentarsi a turno per 5 giorni l’anno. In caso di adozione, il congedo può essere prolungato fino ai 6 anni (fino ai 12, è fruibile per i primi tre anni di adozione o affidamento). Questi congedi non sono soggetti a visite fiscali e il datore di lavoro deve obbligatoriamente concederli. La malattia deve essere documentata con invio telematico all’INPS e al datore di lavoro. Durante il congedo si matura la retribuzione ed anche i contributi previdenziali ai fini pensionistici ma non le ferie né la tredicesima.
    Permessi non retribuiti
    È possibile fruire del congedo biennale non retribuito per gravi motivi familiari (Legge 53/2000). Il congedo può essere richiesto dal dipendente pubblico o privato, è pari a due anni nell’arco della vita lavorativa e può essere utilizzato anche in modo frazionato. Durante tale periodo conserva il posto di lavoro ma non il diritto alla retribuzione, né può svolgere alcun tipo di attività lavorativa. I gravi motivi per cui è richiesto il congedo sono (Decreto Ministeriale 278/2000):
  • necessità derivanti dal decesso di un familiare;
  • situazioni che comportano un impegno particolare del dipendente o della propria famiglia nella cura o nell’assistenza di familiari;
  • situazioni di grave disagio personale, ad esclusione della malattia, nelle quali incorra il dipendente medesimo.
    Sono inoltre considerate “gravi motivi” le situazioni, escluse quelle che riguardano direttamente il lavoratore richiedente, derivanti dalle seguenti patologie:
  • patologie acute o croniche che determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale (incluse le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche);
  • patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali;
  • patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario;
  • patologie dell’infanzia e dell’età evolutiva per le quali il programma terapeutico e riabilitativo richieda il coinvolgimento dei genitori o del soggetto che esercita la responsabilità genitoriale.
    Questi motivi devono riguardare: coniuge, figli anche adottivi, genitori, generi e nuore, suoceri, fratelli e sorelle anche non conviventi, portatori di handicap parenti o affini entro il terzo grado. Il congedo può essere richiesto anche per i componenti della famiglia anagrafica indipendentemente dal grado di parentela, quindi anche in caso di famiglia di fatto.
    Richiesta
    Occorre allegare la certificazione rilasciata da un medico specialista del SSN o convenzionato. La domanda si presenta tramite autocertificazione al datore di lavoro che, entro 10 giorni, deve dare l’esito della richiesta potendo anche rigettarla. Occorre però motivare il diniego sulla base di ragioni organizzative e produttive che non consentono la sostituzione del dipendente, che può anche fare una nuova richiesta nei successivi 20 giorni                                                                                                                                    -

mercoledì 22 marzo 2017

Bicentenario della nascita di Francesco De Sanctis



L'Aula del Senato ospiterà lunedì 27 marzo, a partire dalle ore 17 e in diretta su Rai 3, la cerimonia di inaugurazione delle celebrazioni per il bicentenario della nascita di Francesco De Sanctis (1817-2017).

In apertura, l'Orchestra del Festival Puccini e il Mezzosoprano Laura Brioli, diretti dal Maestro Alberto Veronesi, eseguiranno i Wesendonck-Lieder di Richard Wagner.

La cerimonia proseguirà con gli interventi del Presidente del Senato, Pietro Grasso, del Presidente Emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, della Ministra dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, e del Presidente della Fondazione De Sanctis, Francesco De Sanctis. Il programma prevede poi gli interventi critici di Eugenio Scalfari e del critico letterario Giorgio Ficara. La conclusione è affidata alle letture dell'attore Fabrizio Bentivoglio.

Storico della letteratura, scrittore e docente universitario, Francesco De Sanctis fu anche deputato e Ministro della Pubblica Istruzione nei governi guidati da Cavour e Ricasoli.

La diretta televisiva sarà curata da Rai Parlamento

Premio Nazionale Insegnanti,annunciati i cinque vincitori.Una docente di matematica in cima al podio

Annamaria Berenzi, docente di matematica in una sezione ospedaliera di Brescia, Daniela Ferrarello, insegnante di matematica in una sezione carceraria di Catania, Consolata Maria Franco, docente di italiano nel carcere minorile di Nisida, Dario Gasparo, insegnante di scienze in un istituto comprensivo di Trieste e Antonio Silvagni, docente di latino e materie letterarie in un istituto superiore di Arzignano (VI). Sono i cinque vincitori della prima edizione del Premio Nazionale Insegnanti - Italian Teacher Prize, gemellato con il Global Teacher Prize. In cima al podio Annamaria Berenzi.
Alla prima finalista andrà un premio pari a 50.000 euro, gli altri quattro riceveranno 30.000 euro ciascuno. Il premio in denaro verrà assegnato direttamente alle scuole delle e dei docenti vincitori per la realizzazione di attività e progetti promossi e coordinati dalle e dai premiati. 
I nomi delle vincitrici e dei vincitori, annunciati oggi dalla Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli, sono il frutto di una selezione effettuata fra oltre 11.000 profili arrivati al Ministero. I docenti potevano candidarsi o essere candidati da colleghe e colleghi, studentesse e studenti o dalle famiglie. Una giuria interna al Miur ha operato una prima fase di selezione, arrivando ad una rosa di 50 finalisti. Fra questi, una Giuria Nazionale composta dalla Presidente della Rai Monica Maggioni, dallo scrittore e docente Eraldo Affinati e dal professor Nando Dalla Chiesa, ha individuato prima i 10 finalisti e poi i 5 vincitori.
“Oggi arriviamo alla fine di un percorso iniziato un anno fa. Questo premio – ha spiegato la Ministra Fedeli – è nato con lo scopo di valorizzare il ruolo delle e degli insegnanti nella società, portando all’attenzione di tutti le esperienze di quelle e quei docenti che sono riusciti ad ispirare in modo particolare le proprie studentesse e i propri studenti e che hanno prodotto un cambiamento rilevante nella comunità scolastica di appartenenza. Attraverso le storie di queste e questi docenti vogliamo raccontare quanto sia fondamentale la scuola per le nostre ragazze e i nostri ragazzi. Oggi diamo un riconoscimento a insegnanti che hanno saputo fare scuola oltre la scuola, aprendo alle studentesse e agli studenti mondi e orizzonti non tradizionali. Come previsto dal bando dobbiamo decretare delle vincitrici e dei vincitori, ma oggi a vincere non sono solo cinque insegnanti. Vince la scuola e vincono tutte e tutti coloro che accompagnano ogni giorno, con passione e dedizione, le nostre ragazze e i nostri ragazzi verso il loro futuro. Insegnare significa imprimere un segno. Il ruolo delle e dei docenti è essenziale per lo sviluppo di un Paese, non dobbiamo mai dimenticarlo”.
I cinque premiati
Tre donne e due uomini. In prevalenza docenti di materie scientifiche. Questo  il profilo delle finaliste e dei finalisti del Premio Nazionale Insegnanti.
La prima classificata, Annamaria Berenzi, insegna in una sezione ospedaliera a Brescia. “Mi ritengo una privilegiata”, spiega la docente. “Solo quando durante una lezione in una stanza di degenza lo studente non si accorge di quanto tempo è passato, riesce ad allontanarsi dal sé malato, si sente ‘bene’”, aggiunge, “solo allora un docente può sentirsi soddisfatto”.
Daniela Ferrarello insegna matematica nella sede carceraria dell’Istituto alberghiero Karol Wojtyla di Catania. Ma è impegnata anche nella ricerca sulla didattica della matematica. Dice di sé: “Pur dedicandomi alla ricerca, non ho mai lasciato la scuola perché sento di essere una privilegiata: ho le radici e le ali. Con le ali da ricercatrice sono sempre entusiasta di portare in classe le nuove frontiere della ricerca in didattica; con le radici da insegnante so quali sono le problematiche delle scuole e degli studenti e rivolgo la mia ricerca nei settori che vedo carenti”.
Consolata Maria Franco insegna nell’Istituto penale minorile di Nisida, a Napoli, dove ha sperimentato percorsi linguistici e di educazione alla legalità innovativi. “A Nisida ho imparato ad insegnare sperimentando sulla mia pelle tutte le difficoltà di avviare curiosità e interessi culturali nei ragazzi dalle pesanti esperienze di vita, che dalla scuola si sono, o sono stati, allontanati”, spiega.
Dario Gasparo, docente di Scienze presso l’Istituto comprensivo Valmaura di Trieste, ha realizzato e documentato sperimentazioni di insegnamento della matematica mediante l’uso del corpo. Di sé dice: “Ricordo quando mia madre, fondamentale figura per me e i miei quattro fratelli, vedendo la mia insofferenza adolescenziale per le ingiustizie, mi disse: ‘Dario, se vuoi cambiare le cose devi diventare o giudice o insegnante’".
Un glaucoma agli occhi non è riuscito a fermare la passione di Antonio Silvagni, docente di latino e materie letterarie all’Istituto di istruzione superiore Leonardo Da Vinci di Arzignano. “Nonostante le oggettive difficoltà fisiche dovute alla cecità- racconta - intraprendo azioni didattiche innovative senza che queste siano e vengano percepite come compensative di una situazione svantaggiata”.
I docenti vincitori parteciperanno a Dubai al GESF, il Global Education & Skills Forum, insieme ad una delegazione di insegnanti, studentesse e studenti che rappresenteranno l’eccellenza della scuola italiana. Quest’anno il Forum è dedicato alla cittadinanza globale e l’Italia è Paese partner.
In fondo alla ‘corsa’ del Premio Nazionale Insegnanti sono arrivati in 10. Oltre ai 5 vincitori, fra i finalisti c’erano Riccardo Canesi,docente dell’Istituto superiore Zaccagna di Carrara; Lorella Carimali, insegnate del Liceo scientifico Vittorio Veneto di Milano; Gianluca Farusi dell’Istituto tecnico Galilei di Avenza; Marco Ferrari del Liceo Malpighi di Bologna e  Maria Lina Saba dell’Istituto tecnico Fermi di Pontedera. 

La scuola che non valuta non è una buona scuola





La riforma della Buona scuola, scrive LaVoce.it, ha implicitamente introdotto uno scambio: incremento degli insegnanti in cambio di una valutazione del loro merito, accompagnata dall’adozione di gradi di autonomia nella scelta dei docenti attribuiti ai dirigenti scolastici, a loro volta oggetto di valutazione nella loro capacità organizzativa e valutativa.
Senonchè si sono generate frizioni e problemi, facendo sì che quella che poteva essere una grande riforma è oggi percepita come una (fallita) operazione di allargamento del consenso elettorale.
Tre sarebbero secondo La Voce gli aspetti particolarmente problematici.
Il primo è che non può esservi una scuola didatticamente efficace senza una responsabilizzazione di chi vi opera.
La scuola italiana ha invece perso la propria capacità di verificare l’efficacia della didattica e di segnalarla in modo credibile al mondo esterno. Non disponiamo infatti di una valutazione comparabile a livello nazionale degli esiti degli studenti e i test standardizzati hanno dei limiti, ma è indubbia la necessità di un metro comune e gli stessi insegnanti che vi si oppongono avrebbero dovuto proporre misure alternative di verifica, per esempio la correzione esterna degli elaborati dei propri studenti. Senza verifica esterna, è opportunisticamente più comodo utilizzare voti gonfiati (grade inflation) che regalano sufficienze e trasformano i mediocri in eccellenti.
Manca altresì, scrive La Voce,  una seria valutazione degli insegnanti.
Secondo i dati resi pubblici, i comitati hanno mediamente premiato circa un insegnante su tre. Sembra quindi che nelle scuole vi sia una diffusa percezione che non tutti gli insegnanti hanno la stessa capacità didattica. Piuttosto che distribuire premi monetari (nell’ordine di 600 euro medi lordi annui) in base a criteri molto variabili, sarebbe stato forse preferibile cercare di arrivare ad una visione condivisa di cosa sia la capacità didattica e su come misurarla.


FONTE LATECNICA DELLA SCUOLA