LA SCUOLA WEB

NOTIZIE WEB Associazione Istruzione Unita Scuola

venerdì 17 novembre 2017

Guida al riscatto INPS dei periodi di aspettativa

Riscatto INPS dei periodi contributivi di aspettativa per gravi motivi familiari: come funziona il congedo straordinario e come presentare la domanda, anche in seguito a ricongiunzioni o trasferimenti.

Il riscatto INPS dei periodi di aspettativa per motivi di famiglia ai fini pensionistici offre ai lavoratori dipendenti, pubblici e privati, la possibilità di riscattarne i relativi contributi, anche precedenti al 31 dicembre 1996 (articolo 1, comma 789 della legge 296/2006). Questo consente di raggiungere prima i requisiti per la pensione. Per fare domanda, però, è necessario che il periodo di aspettativa in questione sia documentato; inoltre, il lavoratore deve poter dimostrare, sempre presentando idonea documentazione (articolo 3 del Dm 21 Luglio 278/2000), i gravi motivi di famiglia.
Aspettativa
L’aspettativa per cui si chiede il riscatto – al di fuori di permessi mensili riconosciuti dalla legge 104 – può durare al massimo due anni, anche non continuativi, e deve essere motivata da gravi motivi di famiglia, esplicitati dall’articolo 2 del decreto ministeriale 21 luglio 2000:
·         necessità derivanti dal decesso di una delle persone che fanno parte della stessa famiglia angrafica (che risulta dallo stato di famiglia);
·         situazioni che comportano un impegno particolare del dipendente o della propria famiglia nella cura o nell’assistenza di un familiare (che fa parte dello stesso stato di famiglia);
·         situazioni di grave disagio personale, ad esclusione della malattia, nelle quali incorra il dipendente medesimo;
·         le seguenti patologie, riferite e un membro della famiglia anagrafica: patologie acute o croniche che determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale (incluse le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica), derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche.
Durante l’aspettativa si conserva il posto di lavoro ma non si ha diritto alla retribuzione, né si può svolgere altro tipo di attività lavorativa. Inoltre, non si matura anzianità di servizio né contributi utili ai fini pensionistici se ricadono al di fuori degli eventi di malattia, assistenza ai sensi dell’articolo 33, co. 4 della legge 104/1992 o congedo straordinario di cui all’articolo 42, co. 5 del Dlgs 151/2001 (tutti casi per i quali è riconosciuta la copertura figurativa a carico dello Stato).
Ricordiamo che i due anni di congedo per motivi di famiglia sono da considerarsi all’interno dell’intera vita lavorativa, quindi nel caso in cui il dipendente li abbia già utilizzati non può presentare nuove domande di riscatto.
Domanda riscatto
Le domande di riscatto saranno trasmesse, per competenza, alla gestione previdenziale presso cui è confluita la contribuzione del lavoratore. Tutte le istruzioni operative per le domande erano state fornite con la circolare 26 del 28 febbraio 2008. Nel caso in cui ci sia stato trasferimento o ricongiunzione di contributi, va chiesto alla gestione previdenziale in cui è confluita la contribuzione obbligatoria relativa al periodo in cui è stata presa l’aspettativa (cfr.: Messaggio INPS n.1478/2015).
La domanda si presenta alla sede INPS competente per residenza, allegando la documentazione necessaria. L’onere di riscatto, interamente a carico del lavoratore, è notificato dall’INPS tramite raccomandata, assieme al provvedimento di accoglimento della domanda, contenente tutte le modalità e i termini per il versamento, che può essere anche rateale.

Per approfondimenti: scheda INPS del servizio

lunedì 13 novembre 2017

“Frena il Bullo”, convegno su bullismo e cyberbullismo a Milano il 25 ottobre



comunicato – Mercoledì 25 ottobre 2017 presso lo stand di Expo Training della Fondazione Assosafe avrà luogo un incontro di informazione e sensibilizzazione per discutere di bullismo e cyberbullismo e delle conseguenze del fenomeno. Professionisti ed esperti riguardo al tema, si alterneranno in un confronto volto a mettere in evidenza non solo le cause e le conseguenze, ma anche tutti i fattori ad esso connessi, dell’uso responsabile della rete, degli aspetti legali e alla necessità di attivare percorsi di prevenzione.
L’incontro è organizzato dalla Fondazione Assosafe, in collaborazione con il SIAP Polizia di Stato (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia) e ADLI (Associazione Datori di Lavoro Italiani), patrocinati dal Senato della Repubblica, dalla Camera dei Deputati, dalla Regione del Veneto, dal comune di Padova e dall’Associazione Soprusi Stop, nell’ambito di un ciclo di seminari dal titolo FRENA IL BULLO, CHE hanno già coinvolto diversi istituti superiori delle Regioni Italiane.
Il progetto FRENA IL BULLO, visto il riscontro positivo avuto dai ragazzi che hanno già partecipato agli eventi, proseguirà il suo tour con un ciclo di incontri sul veneziano (Santa Maria di Sala). L’obiettivo è quello di sensibilizzare i ragazzi a un uso corretto degli strumenti del web, una grande risorsa che nasconde tuttavia numerose insidie, ma anche fornire degli strumenti operativi su come riconoscere e difendersi dal fenomeno.
Diffondere una buona conoscenza, al fine di accompagnare le future identità a valutare, con coscienza, che gli effetti del proprio agire possono essere causa di gravi danni psicologici, fino a conseguenze dall’esito funesto, rientra nella vision della Fondazione Assosafe che, avvalendosi della collaborazione delle Forze dell’Ordine, si propone di fornire un valido sostegno a tutti gli attori coinvolti in questo processo, in particolare i genitori, la scuola e i professionisti.
Al seminario interverranno il segretario regionale del Veneto Cristiano Cafini, la dott.ssa Giuseppina Filieri, psicologa – psicoterapeuta e vicepresidente della Fondazione Assosafe, Suor Anna Monia Alfieri – Presidente FIDAE Regione Lombardia, Dott.ssa Tania Masiello – socio fondatore e segretario Associazione Soprusi Stop, Dott.ssa Adriana Battaglia – valutatrice europea dei progetti antibullismo.
“Nell’ottica di cercare e di attivare strategie condivise e mirate, – spiega il presidente della Fondazione Assosafe Mattia Mingardo – l’evento e il ciclo di seminari all’interno delle scuole sono volte a creare una solida base perché si sfruttino al meglio le potenzialità offerte dalla rete, non demonizzando il mezzo, ma tutelando la navigazione dei minori in internet attraverso la prevenzione di comportamenti devianti, nella difesa del principio di libertà altrui”.
Elisabetta Coccia
Frena il Bullo


TI POTREBBE ANCHE INTERESSARE


Bullismo

Dal Giappone: “Bullismo a scuola? Docenti responsabili con metodi educativi discutibili”


Sul Japan Times, quotidiano giapponese in lingua inglese, si parla di bullismo e di un fenomeno in continua crescita anche nel Sol Levante.
324mila sono i casi dalle elementari alle superiori rilevati dal Ministro dell’Istruzione giapponese nel 2016. Un trend che sta crescendo e si fatica a contenere. I casi gravi sono 400 (86 in più rispetto all’anno precedente) che hanno causato danni fisici o psicologici alle vittime.

Settimana corta, qual è l’iter corretto per l’adozione? Quale ruolo al sondaggio delle famiglie?



L’adozione della settimana corta è il frutto di un iter che deve coinvolgere gli organi collegiali, ognuno con gli specifici compiti di competenza.
Il principio del coordinamento tra gli organi collegiali
L’adozione della settimana corta costituisce per le scuole, in regime di autonomia, una possibilità organizzativa, essendo tra l’altro tale opportunità ricavabile dall’art.4 del DPR n.275 del 1999 ove è appunto sancito il principio della flessibilità oraria (“le istituzioni scolastiche possono adottare tutte le forme di flessibilità che ritengono opportune”).
La sua adozione richiede però in via ordinaria una consultazione di tutti gli organi collegiali che governano sotto diversi profili la scuola.
E’ lo stesso art.16 del Regolamento sull’autonomia (DPR 275/1999) a sottolineare la necessità di un coordinamento delle competenze che deve perciò realizzarsi con l’apporto di tutti soggetti che a vario titolo partecipano alla vita della scuola.
La Circolare 105 del 1975 all’art.3 già allora rimarcava il ruolo coordinato dei diversi organi collegiali, “ciascun organo collegiale opera in forma coordinata con gli altri organi collegiali che esercitano competenze parallele, ma con rilevanza diversa, in determinate materie. Ai fini di cui al precedente comma si considerano anche le competenze, in materia definite, di un determinato organo quando il loro esercizio costituisca presupposto necessario od opportuno per l’esercizio delle competenze di altro organo collegiale”.
Gli organi responsabili
Non v’è dubbio che in primis i due organi responsabili all’adozione della settimana corta siano il consiglio di istituto e il collegio dei docenti, entrambi detentori di potere deliberante ed incisivo sulla sull’organizzazione e sul funzionamento didattico. Nel caso in specie il consiglio di istituto ai sensi dell’art.10 del D.Lgs. 297 del 1994 si occupa della programmazione della vita e dell’attività della scuola, mentre il collegio dei docenti, ex art.7 del decreto succitato, ha potere deliberante sul funzionamento didattico; le competenze dei due organi su tali materie sono funzionali al buon andamento del servizio scolastico ed equamente significative.
L’iter corretto
La consultazione dei predetti organi è senza dubbio il primo passo da realizzare. Nel corso delle sedute, nella definizione della delibera di adozione o meno della settimana corta, è opportuno individuare le posizioni emergenti dai due organi, non dimenticando che il consiglio di istituto è l’organo di indirizzo e di controllo della scuola e il collegio dei docenti è al contrario l’organo tecnico-didattico. Si tratta comunque di funzioni parimenti significative; nel caso del collegio docenti, le decisioni e le motivazioni devono pur considerare l’incidenza che la scelta della settimana corta, strutturata su cinque giorni, produrrebbe sugli alunni, perciò occorre più che mai tener conto delle esigenze dei soggetti apprendenti.
Da ciò si ricava che l’iter di adozione parte dal consiglio di istituto chiamato a dettare ex art.10 del D.Lgs. 297 del 1994 i criteri generali per la programmazione educativa; il comma 4 (art.10) indica un’altra competenza: la definizione dei criteri dell’orario delle lezioni; di seguito il collegio dei docenti, ex art.7 dello stesso decreto richiamato, formula proposte al direttore didattico o al preside (…) per la formulazione dell’orario delle lezioni e per lo svolgimento delle altre attività scolastiche, tenuto conto dei criteri generali indicati dal consiglio di circolo o d’istituto. Come stabilito nel comma 3 dell’art.7 il collegio dei docenti “nell’adottare le proprie deliberazioni (…) tiene conto delle eventuali proposte e pareri dei consigli di intersezione, di interclasse o di classe”. Il passaggio dal collegio dei docenti per la trattazione dell’argomento è obbligato e necessita di essere attuato giacché il consiglio di istituto non potrebbe adottare unilateralmente la settimana corta. In questo caso l’esercizio delle competenze dei due organi è essenziale.
Sulla questione dei sondaggi e della consultazione degli altri stakeholder
La consultazione delle famiglie si iscrive nell’alveo della compartecipazione alla vita della scuola e non può quindi essere disattesa ai fini di una corretta procedura, tuttavia questo deve avvenire in modo equilibrato, difatti la sentenza 466 del 15 giugno 2000 del TAR Umbria ha sottolineato che tale forma di partecipazione non deve essere interpretata in modo eccessivamente estensivo; secondo il giudice essa “non può essere intesa in senso letterale”, poiché in siffatto modo si produrrebbe una “assoluta ingovernabilità del procedimento”. I sondaggi utilizzati nel processo di definizione del nuovo assetto organizzativo si rivelano utili per favorire la partecipazione dei soggetti interessati.

Una scuola che non boccia è una scuola marcia. Crepet, vogliamo il male di chi abbiamo messo al mondo





La verità è che vogliamo male a chi abbiamo messo al mondo. “Già da quando gattonano – conclude Crepet – risolviamo loro tutti i problemi. La verità è che li […] The post Una scuola che non boccia è una scuola marcia / Tutto quello che è comodo è stupido…


Fonte: Aetnascuola.it
Leggi l’articolo completo su:
Aetnascuola.it

Graduatorie III fascia ATA, scelta preventiva delle scuole con l’app “Sedi esprimibili”

Appare piuttosto improbabile che il 13 novembre, come riportato dal sindacato Gilda di Forlì-Cesena, si aprirà la finestra per compilare il modello D3 per quanto riguarda le graduatorie di istituto di terza fascia. Quindi, per la scelta delle scuole si dovrà attendere ancora, non prima dell’apposito avviso Miur.

SEDI ESPRIMIBILI: L’APPPLICAZIONE DEL MIUR

Come scritto in precedenza, le domande pervenute, in base alle ultime stime, sono circa 2 milioni (nel 2014 furono 1,5 milioni). Molte domande sono state inviate per raccomandata con ricevuta di ritorno e stanno arrivando alle scuole in questi giorni e nei prossimi.
Alcune scuole hanno ricevuto centinaia di domande e ovviamente le inseriranno gradualmente, in base anche agli altri impegni del personale di segreteria.
Ne consegue che, fino a quando non saranno inserite a sistema tutte le domande dalle scuole, non sarà possibile formulare una data di apertura delle operazioni del modello D3, relativo alla scelta delle sedi.
Tuttavia, in attesa di ciò, sarà possibile scegliere preventivamente le 30 scuole a cui chiedere l’inclusione in graduatoria, utilizzando l’applicazione Miur “SEDI ESPRIMIBILI”, una sorta di anteprima che gli utenti possono utilizzare e poi da riportare nel MODELLO D3 da compilare su Istanze on line. Ricordiamo che si potranno scegliere solo sedi della stessa provincia a cui è stato presentato il MODELLO D1 o D2 cartaceo


PER SAPERNE DI PIU' ,CLICCA QUI

lunedì 3 luglio 2017

“La Scuola al Centro” pubblicata la graduatoria finale del bando

Sono 4.633 le scuole ammesse al finanziamento
Più di 1 mln le ore aggiuntive che verranno erogate 
fra sport, musica, teatro, competenze digitali
221 gli istituti coinvolti nelle aree colpite dal sisma

Più sport, musica, laboratori di lingue, teatro, innovazione digitale. Per un totale di oltre 1 mln di ore di attività aggiuntive da svolgere in orario extra scolastico, di pomeriggio o nei mesi estivi.
Sono disponibili da oggi, sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, le graduatorie finali del bando “La Scuola al Centro”, lanciato lo scorso autunno per favorire il potenziamento dell’offerta formativa delle scuole, contrastare la dispersione scolastica e favorire l’inclusione sociale. Il bando era a carattere nazionale e faceva seguito alla sperimentazione attivata nel corso del 2016 per l’apertura straordinaria, in estate, delle scuole in quattro città: Milano, Roma, Napoli, Palermo.
Le scuole finanziate sono 4.633, per uno stanziamento totale di oltre 187 milioni di euro (fondi PON). Di questi, 74,7 milioni vanno alle scuole delle Regioni più sviluppate, dove si è registrato un tasso di adesione all’avviso del 37,38%; 9,5 milioni vanno agli istituti delle Regioni in transizione, con un tasso di adesione delle scuole del territorio al bando del 41,16%; 102,9 milioni vanno, infine, alle Regioni in ritardo di sviluppo, che hanno registrato adesioni oltre l’81%, un numero atteso. Quello de “La Scuola al Centro” è stato infatti il primo bando PON a carattere nazionale: i precedenti erano sempre riservati alle Regioni del Sud che, per questo, hanno fatto registrare una partecipazione molto alta anche in questa occasione.
Tra gli istituti ammessi al finanziamento ci sono 221 scuole che si trovano nelle aree colpite dal sisma: 47 in Abruzzo, 6 nel Lazio, 84 nelle Marche e altre 84 in Umbria.
Potenziamento delle competenze di base, educazione motoria e sport sono le aree tematiche più scelte per i progetti presentati, insieme a teatro, arte, scrittura creativa, potenziamento della lingua straniera, innovazione didattica e digitale, musica.
“La Scuola al Centro è stato un bando molto innovativo, lanciato dal precedente governo per rafforzare la scuola quale punto di riferimento delle comunità territoriali, a partire naturalmente dalle ragazze e dai ragazzi e dalle loro famiglie, che in molti progetti saranno protagoniste attive della realizzazione delle attività proposte – sottolinea la Ministra Valeria Fedeli -. Grazie al bando avremo un primo importante potenziamento dell’offerta in orario extra scolastico, con una attenzione significativa allo sport. Nel solco di questa esperienza, a gennaio, abbiamo lanciato un piano in 10 azioni attraverso una serie di bandi che consentiranno di qualificare ulteriormente l’offerta formativa, per una scuola sempre più aperta, anche in orari diversi da quelli abituali, innovativa, inclusiva. Una scuola sempre più capace di rispondere alle sfide educative presenti e future, una scuola davvero di tutte e tutti, strumento di mobilità sociale e spazio di innovazione”.
Complessivamente sono stati proposti progetti per 33.530 moduli didattici, per oltre un milione di ore di attività aggiuntive, di cui 277.980 ore di sport finanziate con 55,5 milioni. Saranno oltre 700mila le studentesse e gli studenti coinvolti e circa 33mila i genitori: le attività potevano infatti prevedere la partecipazione delle famiglie.
Il 10% delle scuole finanziate ha presentato progetti che prevedono aperture durante il periodo estivo, nel corso del quale le scuole del primo ciclo svolgeranno principalmente laboratori sul tema della cittadinanza europea e di potenziamento delle lingue straniere e dello sport. Mentre le scuole del secondo ciclo realizzeranno progetti legati a sport, orientamento e potenziamento delle lingue.
La Campania è la Regione con il maggior numero di scuole ammesse ai finanziamenti: sono oltre 860, per un totale di più di 35 milioni di euro assegnati. Seguono la Sicilia, con 692 scuole che riceveranno circa 28 milioni; la Puglia, con 569 scuole che riceveranno oltre 23 milioni di euro, e la Lombardia, con 380 scuole alle quali andranno oltre 15 milioni.
Le città metropolitane che registrano il maggior numero di scuole ammesse al finanziamento sono Napoli (451), Roma (227), Bari (172), Palermo (163) e Catania (150).

·         Le graduatorie